Roma, 14 ott. (Adnkronos Salute) - Trovate le porte del Dna. Una
ricerca tutta italiana ha scoperto un meccanismo di accesso che
potrebbe rivelarsi importante nella strategia di cura di diverse
malattie genetiche, fra cui la sindrome di Williams. Molti dei
nostri geni, infatti, non vengono letti e interpretati dalla cellula
per il semplice fatto che è come se fossero bloccati dietro una
porta chiusa. E il complesso macchinario cellulare addetto a
trasformarli in proteine non ha la chiave per entrare. A trovare una
soluzione è il recente studio pubblicato su 'Plos Biology' da Davide
Corona, ricercatore dell'Istituto Telethon Dulbecco (DTI), grazie ai
finanziamenti di Telethon e della Fondazione Giovanni
Armenise-Harvard. Protagoniste del lavoro sono due proteine
'chiavi', che potrebbero aprire prospettive interessanti anche nel
disegno di nuove strategie terapeutiche per alcune malattie
genetiche. La prima si chiama Iswi ed è stata scoperta proprio dal
gruppo di Corona nel 2007: la sua peculiarità è la capacità di
determinare la forma dei cromosomi, indicando al Dna come e quanto
deve 'impacchettarsi' (non è come un gomitolo disordinato
all'interno del nucleo, ma è condensato secondo regole ben precise).
L'importanza di questa proteina è confermata dal fatto che nel corso
dell'evoluzione si è conservata quasi del tutto intatta: basti
pensare che quella della Drosophyla melanogaster (il moscerino della
frutta su cui Corona ha condotto i suoi esperimenti) è uguale per il
90% a quella umana e svolge praticamente la stessa funzione. Questa
osservazione ha fermamente convinto i ricercatori a studiare quanti
e quali fossero i geni che regolassero Iswi. Ed è proprio qui che
entra in gioco la seconda proteina: Parp. Degli oltre 100 geni
capaci di interagire con Iswi, questo è quello che si è imposto
all'attenzione del gruppo di Corona. "Noto fino a quel momento per
lo più per il suo ruolo nella riparazione dei danni al Dna, Parp ha
rivelato una stretta relazione con Iswi: è infatti in grado - spiega
in una nota Anna Sala, una delle collaboratrici di Corona e autrice
di questo studio - di mettere una sorta di bandierina chimica su
questa proteina e di bloccarne l'attività. Il risultato è che il Dna
risulta meno 'impacchettato' e i geni fino a quel momento
inaccessibili possono essere espressi". In altre parole, si aprono
le porte che prima erano sprangate. Questo risultato, oltre a
rappresentare un importante passo avanti delle conoscenze sui quei
meccanismi che i ricercatori definiscono epigenetici (che sono cioè
al di sopra dei geni), potrebbe dare un contributo importante anche
in termini di strategie di cura. Esistono infatti delle forme
tumorali e diverse malattie genetiche, come la sindrome di Williams,
che potrebbero essere dovute anche a un problema di accesso al Dna.
Non a caso, caratteristica comune di queste patologie così diverse è
quella di essere multisintomatiche: questo perché alla base non c'è
l'alterazione di un singolo gene, ma di un meccanismo che regola più
geni. Inoltre, già esistono dei farmaci in grado di bloccare
l'attività di Parp. Si potrebbe quindi pensare a una sorta di
effetto domino: Iswi si spegne e così si apre la porta di geni prima
inaccessibili.
ANSA) - ROMA, 14 OTT - Se alcune malattie ereditarie sembrano un
rompicapo perche' coinvolgono un grande numero di geni, il bandolo
della matassa potrebbe essere in due proteine che nella cellula
svolgono la funzione di buttafuori, impedendo ad alcuni geni di
attivarsi. Le descrivono sulla rivista Plos Biology gli italiani
Davide Corona e Anna Sala, dell'Istituto Telethon Dulbecco presso l'universita'
di Palermo. Entrambi lavorano grazie ai finanziamenti di Telethon e
della Fondazione Giovanni Armenise-Harvard. Molti geni, osservano i
ricercatori, non vengono letti e interpretati dalla cellula per il
semplice fatto che e' come se fossero dietro a una porta chiusa: il
macchinario cellulare addetto a trasformarli in proteine non riesce
a entrare. Le proteine capaci di tenere la porta chiusa si chiamano
Iswi e Parp: riuscire a controllarle permettera' di mettere a punto
nuove cure contro alcune malattie genetiche, come la sindrome di
Williams, e alcune forme di tumore. La proteina Iswi e' una delle
meglio conservate nel corso dell'evoluzione, tanto che quella del
moscerino della frutta e quella umana sono uguali per il 90%. E'
anche una delle piu' potenti, tanto da controllare il 5% del genoma.
Il suo compito e' indicare alla molecola del Dna quanto e come deve
impacchettarsi su se stessa. Ma la sua azione puo' essere bloccata
dalla proteina, Parp: quest'ultima ''mette una sorta di bandierina
chimica su questa proteina e ne blocca l'attivita'. Il risultato -
spiega Sala - e' che senza l'intervento di Iswi il Dna risulta meno
impacchettato e i geni fino a quel momento inaccessibili possono
essere espressi''. In altre parole, si aprono le porte che prima
erano sprangate. Le ricadute in termine di cure richiedono tempo, ma
e' incoraggiante che esistano gia' farmaci capaci di bloccare la
proteina Parp, percio' di impedire che la Iswi non venga spenta e di
aprire la porta ai geni rimasti inattivati.(ANSA).